Un sabato calcistico nella norma degli imbecilli, cori contro Morosini e distruzione

Diciamolo, il calcio è cambiato. Da anni, mesi, giorni, assistiamo in ogni parte del mondo a episodi di guerriglia, morte, devastazione. Lo sport, che sia tradotto in pallone da calcio, a spicchi o in altre versioni, nasce come constatazione latina del termine deportare nel senso stretto dell'uscita fuori porta e della condivisione. Ma non voglio perdermi in chiacchiericci classici annoiando i lettori. Voglio, invece, apporre la mia riflessione su due episodi che hanno segnato ancora una volta in maniera negativa il calcio italiano.
Ieri pomeriggio a Livorno si è giocato il match tra i padroni di casa toscani e il Verona valevole per la decima giornata del campionato di serie B. Al minuto 30' del primo tempo alcuni ignoranti teppisti (perchè definirli "tifosi"?) hanno acquisito dei cori contro il calciatore Piermario Morosini morto alcuni mesa fa sul campo di Pescara. L'inneggiare negativo non è passato inosservato tanto da portare la parte civile dello stadio a fischiare sonoramente alla ricerca di una copertura degna sulle voci ascoltate. La Digos, presente nell'impianto, ha subito avviato delle indagini. Ora, esprimere il dissenso verso il fatto accaduto potrebbe risultare un atto demagogo. Offendere pestando di insulti il gruppetto fanatico sarebbe l'operazione corretta da eseguire. Il presidente del Livorno Aldo Spinelli ha detto di non aver sentito i cori. Al contrario, la società Hellas Verona ha preso le dovute distanze lasciando ad un comunicato ufficiale uscito poche ore dopo l'accaduto l'amarezza del momento.
Più tardi, a Torino, è andata in scena la partitissima Juventus - Napoli vinta dai bianconeri per due a zero. Tutto tranquillo (salvo alcuni lievi tafferugli tra magazzinieri e addetti ai lavori registrati nel tunnel che porta agli spogliatoi durante l'intervallo) fino al fischio finale quando acuni deficienti in casacca rappresentativa partenopea hanno pensato bene di fare a pezzi alcune parti dello stadio adibito al settore ospiti creando danni non ancora quantificabili.
I due episodi registrati rappresentano l'emblema di un calcio distorto dove il concetto di sport sopra espresso ha lasciato spazio alla devastazione fisica e morale. Fortunatamente il riferimento temporale mostra la presenza di pochi elementi che ben starebbero a pascolare piuttosto che a godere della manifestazione sportiva.
Diciamolo, dunque, che segnalazioni del genere non fanno altro che alimentare i dubbi di pulizia sullo sport nazionale da parte di coloro che all'estero ci guardano. La soluzione pare essere lontana dalla stabilità. E qui mi rivolgo alle istituzioni politiche che oltre a pensare come salvare il compagno di Parlamento operando su leggi ad personam potrebbero creare delle apposite gabbie all'interno degli stadi dove poter sbattere a calci in culo le bestie che si rendono protagoniste di sdegni come quelli descritti. È evidente che la libertà concessa dall'Italia, il menefreghismo, il batter d'occhio purchè resti chiuso, aleggia negli impianti calcistici italiani dove massacri fisici e morali raccontano storie di una aggregazione diversa da quella che dovrebbe convogliare nello sport.